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I GIOCHI SONO FATTI Torino 2006. Diario di una città olimpica Introduzione di Alfredo Mela, sociologo. Il racconto “Giorni in bianco” è di Gianmario Romanetto. Illustrato. Le fotografie sono di agenzia pho-to.it: Bruna Biamino, Michele D’Ottavio, Massimo Pinca, Marco Saroldi, Jana Sebestova, Stefano Serra, Giancarlo Tovo (www.pho-to.it) Ci sono l’entusiasmo, l’orgoglio, l’identità ritrovata, l’incertezza, ma anche la delusione e la protesta. Le emozioni di venticinque personaggi, illustri e no, raccontano i giorni delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Ne viene fuori il diario di una città durante i Giochi, ma soprattutto il ritratto, appassionato, tenero, e anche un po’ comico, della sua gente. Tra le testimonianze: Evelina Christillin, vicepresidente del Toroc; Gabriele Vacis, regista teatrale; Marco Calgaro, vicesindaco di Torino; Tiziana Nasi, presidente del comitato paralimpico; Giuseppe Pichetto, presidente di Infocamere; Giovanni Bertolone, amministratore delegato di Alenia Tdell’Unione Industriale; Antonella Galasco, portavoce del gruppo Fiat. 2006 Euro 10,00 pp. 120 cm. 22 x 22 Edizioni Angolo Manzoni

 

SOGGETTIVA 2004 MICHELE D’OTTAVIO 3 Dicembre – 30 Dicembre 2004 Circolo degli Artisti di Torino Via Bogino, 9. Torino Si tratta della prima mostra antologica personale italiana dedicata al noto fotoreporter collegnese, ossia un’esposizione di 75 fotografie originali scattate negli ultimi vent’anni. Che Michele d’Ottavio sia stato, e continui ad essere, un selettivo fotoreporter professionista di razza, lo testimoniano gli esiti del suo metodico, attento e motivato guardare senza ritrosia e ambiguità; un guardare che spesso ha trovato, e trova, ospitalità su prestigiose testate quali «La Repubblica» e «L’Espresso».

Prima mostra antologica personale italiana dedicata al noto fotoreporter collegnese, ossia un’esposizione di 75 fotografie originali scattate negli ultimi vent’anni. Che Michele d’Ottavio sia stato, e continui ad essere, un selettivo fotoreporter professionista di razza, lo testimoniano gli esiti del suo metodico, attento e motivato guardare senza ritrosia e ambiguità; un guardare che spesso ha trovato, e trova, ospitalità su prestigiose testate quali «La Repubblica» e «L’Espresso». Storicamente la fotografia di D’Ottavio stabilisce un rapporto di continuità con quel fertile filone reportagistico (oggi inaridito) presente nella Torino degli anni ’60 e ’70 incarnato da personaggi del calibro di Luigi Bertazzini, Sergio Solavaggione, Alessandro e Cesare Bosio, Piero Goletti, Guglielmo Lobera, Mauro Vallinotto, Tonino Di Marco, Ugo Liprandi, etc., ma soprattutto da quel Giovanni Perno di cui il nostro Autore pare averne raccolto l’eredità e condividerne in gran parte le tematiche politiche e sociali. Nell’epoca sopra menzionata, la fotografia documentaria e di cronaca, ancora non “soffocata”, come oggi, dall’invadenza totalizzante della plurimedialità, si era ritagliata buoni spazi d’attenzione e di sopravvivenza sui tre quotidiani torinesi: «La Gazzetta del Popolo», «La Stampa», «La Stampa Sera», Questa mostra antologica dedicata a D’Ottavio inizia vedendolo come testimone oculare di un avvenimento di portata epocale: la caduta del Muro di Berlino avvenuta nel 1989. Eccezionale una immagine che riprende una teoria di “picconatori” che iniziano a demolire lo storico muro, di cui parte dei frantumi sarà conservata o venduta come souvenir. Attento agli accadimenti socio-politici si maggior spicco D’Ottavio segue la lenta e inevitabile implosione del Pci riprendendo Achille Occhetto durante le fasi dello storico ed ultimo XX Congresso di Rimini nel 1991. Fotografa il funerale privato di uno dei leader storici del Pci, Giancarlo Pajetta, ed è testimone della nascita di Rifondazione comunista ed esegue dei penetranti ritratti di Fausto Bertinotti. Dopo quelli di Papa Woitila, anche i sembianti di altri importanti leader quali Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Achille Occhetto, Umberto Bossi, etc, non sfuggono all’obbiettivo di D’Ottavio; memorabile l’immagine che fissa un rituale simbolico e paganeggiante dove è visibile lo stato maggiore della Lega, mentre Bossi, in località Monviso, sta attingendo un’ampolla di purissima acqua alla sorgente del Po. Tra i personaggi di spicco della nostra città, si fanno apprezzare le immagini cronachistiche dell’Avvocato Gianni Agnelli, Simona Ventura, Sergio Pinin Farina, Gad Lerdner, Don Ciotti, etc. Particolare attenzione è dedicata al folklore connesso ai Campionati Mondiali di Calcio giocati a Torino nel 1990. Ma il meglio di sè D’Ottavio lo dà analizzando, descrivendo e visualizzando la vita di tutti i giorni a Torino prendendo in esame i problemi (e anche le rivendicazioni) delle nuove minoranze mussulmane e di colore, spesso emarginate, specialmente nei quartieri di Porta Palazzo e San Salvario. Anche alcuni aspetti della reclusione manicomiale a Collegno e lo sport dei disabili sono posti sotto un attento cono d’indagine. Notevoli le foto delle manifestazioni, dei congressi e gli scioperi a seguito della crisi della FIAT; molti gli episodi di cronaca individuale e collettiva, non mancano di dare un efficace spaccato sociale nei confronti di una Torino che sta cambiando e avanza verso una post modernità non priva di incognite. In sintesi l’impegno civile e democratico di D’Ottavio, si sostanzia in una fotografia sostenuta e connotata da solide trame di significato, attenta ai rapporti spazio-persona-ambiente, capace di fissare significativi episodi (anche storici ed epocali), accettando senza eludere ciò che di importante si offre all’analisi e alla sintesi dell’inquadratura. Nelle sue immagini, generalmente prive di orizzonte, domina e organizza con equilibrio una molteplicità di forme e segni dove predomina il paesaggio umano col suo pesante carico di significazioni, di funzioni relazionali e simboliche. Sfugge la fragile e casuale episodicità dell’accadere, ergendosi a testimone (sul nascere) di problematiche umane, sociali e politiche, dove comunque è sempre protagonista l’uomo immerso in un contesto spesso sommosso e instabile nel suo divenire. La mostra sarà corredata da un catalogo curato dal Prof. Dario Reteuna, comprendente un saggio storico-critico, un ricco apparato illustrativo e documentario e una presentazione critica del Dott. Bruno Quaranta, giornalista de «La Stampa».

Il Palio di Asti, ed Allemandi Torino 2004